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September 26 Il Bimbo MalatinoFilastrocca del bimbo malato, Gianni Rodari
September 10 undicisettembre
Il terrorista. Volevo fare anch'io il terrorista. In silenzio. Nascosto dietro un muro. Pronto a farvi saltare tutti. Uno ad uno sareste scomparsi. Partendo dai capi di stato, premier, imprenditori, banchieri.
"I veri terroristi siete voi" avrei potuto usare questa giustificazione. E insieme a loro, già che c'ero avrei potuto portar via qualche madre. Qualche figlio. Portarmi via tutto il futuro. Tutta l'umanità se l'avessi voluto. Click. Click. Click. Una bomba, un aereo, un auto, una pistola. Tutto sarebbe saltato. Scoppiato. Caduto. Morto. In nome di chi? Chissà. Ma c'è tempo per decidere con chi schierarsi. Religione. Potere. Occidente? Oriente? Avrei potuto fare soldi. Tanti. Oppure avrei potuto essere un felice beato del paradiso. Avrei avuto infinite possibilità.
Ma è facile. è troppo facile nascondersi dietro quel muro, piuttosto che stare in fila dall'altra parte. Piuttosto che tenersi sulle spalle il peso della dura realtà.
Meglio vivere, rischiando di morire. Piuttosto che vivere, rischiando di uccidere.
E l'undici settembre ritorna. Continua sempre a fare a tutti un strano effetto. È colpa di Bush &Co.? O veramente di Bin Laden e colleghi? Non lo so. Ne ne voglio parlare. Qui voglio ricordare altro. Voglio ricordare che c'è una nuova guerra. La nuova guerra. L'ultima guerra. Definitiva credo. Quella che vedrà morti chi non c'entra e che farà sopravvivere chi alimenta il fuoco della violenza. Perchè poi? Voglio ricordare le bugie, le persone che uccidono, tutti questi bastardi che muoiono o ancora peggio sopravvivono uccidendo la vita. La nostra vita Cazzo! Voglio ricordare tutte queste pecche, tutti questi tumori continui. Forse non dovrei, forse dovrei solo ricordare le premature scomparse, tutte, di tutti gli 11/09 della storia.
Questo forse è l'importante.
N September 03 US(a)Io, volontario per Obama di Mattia Sorbi tratto da “Panorama” del 06/09/07 USA Un giovane italiano ha trascorso le vacanze lavorando alla campagna dell’aspirante presidente, Benvenuti a Manchester, cittadina di 100 mila abitanti a Sud del New Hampshire, sede della campagna presidenziale più «Cool» d’America. Nello stato che, insieme all’Iowa, influenzerà maggiormente la corsa per la Casa Bianca, tenendo le elezioni primarie fra cinque mesi, si sono radunati infarti decine di «dreamers». Studenti universitari, volontari, professionisti della politica e un infiltrato italiano, cioè io, che alle vacanze al mare ho preferito un’estate di lavoro per Barack Obama. Ovvero cucinare pancake, discutere di Iraq e assicurazione sanitaria insieme a pensionati col fucile in mano, distribuire adesivi e passare la notte in sacco a pelo nei dormitori insieme con altri giovani decisi a cambiare una volta per tutte l’America e con essa il mondo intero. Forse. L’ufficio elettorale di Obama, al 60 di Rogers street, in un quartiere periferico della città, pullula di ragazzi neo- laureati alle prese con la loro prima campagna politica e l’incarico di «field organizer», l’organizzatore di circoscrizioni elettorali. I veri professionisti, quelli con tre- quattro campagne elettorali di senatori e governatori alle spalle, sono poco più di una dozzina. Gli altri sono gente come Fiona che si è appena laureata alla Duke University, Christine che viene da Yale, AH che ha interrotto gli studi a Harvard per poter lavorare per Obama. Tutti prima di lavorare qui hanno frequentato Camp Obama, una sorta di università per volontari, che si tiene a rotazione nelle città più popolose. «Basta dare ai ricchi, forza Obama» mi ha recentemente detto al telefono un giovane elettore. In base ai risultati delle nostre telefonate il responsabile della campagna elettorale modifica via via la strategia da seguire. Tutto viene gestito utilizzando Mybarackobama.com, una sorta di Myspace dove si possono trovare annunci di riunioni di ogni tipo per raccogliere voti e gruppi d’interesse. Come quello che recentemente su Facebook (One milion strong for Barak) ha fatto prendere una cotta per Obama alla figlia di Rudy Giubani (candidato repubblicano), Caroline.
Prima di fare il volontario non mi sarei mai immaginato che avrebbe fatto parte del lavoro anche organizzare un torneo di basket, lo sport preferito da Obama. Eppure, proprio di questo mi sono occupato a metà agosto. Parafrasando le parole d’ordine della campagna elettorale «Speranza, azione, cambiamento»), il torneo si chiamava l-Joops, Acrion, Change e ha riunito circa 100 partecipanti suddivisi in 33 squadre. Gli ottavi e i quarti di finale si sono tenuti nei paesi di Porrsrnouth, Nashua, Keene and Lebanon, richiamando un migliaio di spettatori grazie all’aiuto di Craig Robinson, allenatore della squadra di basket della Hrown University e cognato di Barack Obama. Il senatore deil’Illinois, che giocava nel ruolo di guardia durante gli anni del liceo alle Hawaii ed è tifoso dei Chicago Bulls, è entrato in campo mettendo a segno un canestro da tre punti. “Non mi hanno ancora messo in panchina” ha detto salutando gli spettatori prima di lasciare il torneo. Almeno tre volte al mese Barack Obama visita le cittadine del New Hampshire e ogni volta che succede è una grande emozione anche per noi volontari: le stesse posizioni che ti lasciano dubbioso quando le leggi sulla carta risultano convincenti quando lui parla. Noi siamo direttamente coinvolti nell’organizzazione dell’evento, che prepariamo dieci giorni in anticipo relefonando ogni volta a tappeto per avvisare i nostri contatti. «Harack Obama è in città» è quello che la gente vuol sentirsi dire. Per questo, che l’evento si svolga nella più importante Manchester o in paesini come Laconia, è sempre un bagno di folla. E almeno noi volontari ci crediamo veramente.
Barack Obama. Sapete quanto non ami fare politica di questi ultimi tempi, quanto schivi il più possibile argomenti concreti e reali e allo stesso tempo fasulli e idioti. Ma Barack un posto a Nikkiolandia lo merita. |
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