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    July 23

    Antisemita o Genio?

     

    Tom, che assieme a Jack, era partito alla ricerca della candida, pura, immacolata e sofferente ebrea sfortunata e abbandonata da tutti, con la madre persa in guerra e l'animo ferito, si è ritrovato davanti tutt'altro. Una donna tutt'altro che debole e pia. Anche la piccola ebrea scampata dalla violenza animal-nazista, per colpa di chissà cosa, magari di qualche cellula impazzita, della coca-cola o dei film vietati ai minori, era diventata d'un tratto o progressivamente una pazza carnefice. Una delinquente. E, tra l'altro, non da quattro soldi.

    Secondo Tom e quello che aveva riportato sui fogli, la donna lavora in quella città, ora con altro nome, altre origini, altra storia di infanzia da raccontare. Ha una società di facciata, anzi un locale, uno di quelli che Jack odiava. Pieno di giovani allineati, figli di papà, col naso tappato di stupefacenti, e auto metallizzate tedesche imbottite di cavalli. C'erano anche delle foto. Un posto niente male. Arredato con uno stile minimal che non ti aspetteresti mai da una innocente e semplice ebrea scampata dalla violenza animal-nazista. Il resto, quello che le altre facce linde e profumante fanno finta di non vedere -omertà metropolitana- è un impero degno di competere con quello di un intero quartiere cinese di una media città.

    Droga. Coca, alla Scarface, cumuli e cumuli di neve bianca.. che però invece che cadere e sciogliersi, qui sale di prepotenza.. e si dissolve. Si trasforma in allegria artificiale, in senso di potere. In morte, se proprio è una fredda notte siberiana e ti trovi in mezzo a una bufera. Gli altri rami della droga li ha controllati per un po' nel suo quartierino, rifornimento ai quelli del posto, ma poi si è stancata di gestire eroinomani maniaci e stra-fatti e non voleva stare a sentire gli schiamazzi degl'hyppie disillusi alle prese con l'ennesima canna.

    Vestiti. Si riforniva dai cinesi, che le facevano arrivare i capi per mare. Lei piazzava ogni tot vestiti originali un vestito non originale, ma alla perfezione, non quelli che si trovano nelle bancarelle da mercato del sabato mattina, in circa tutti i negozi. Anche quelli d'alta moda.

    Armi, ma con discrezione e contegno, rivendeva qua e la armi, quasi per diletto, per rallegrarsi le giornate sileziose. Per sentire gli spari delle micro-gang, della baby gang, degli spacciatori che si litigavano angoli di strada, grammi di coca in tutta la città. Ogni giorno sedicenni con un portafoglio ben più pieno di quanto ci si aspetti morivano. Sparati. Presi sotto. Picchiati. Accoltellati. E ovviamente non solo sedicenni.

    E poi altro e altro ancora. Gestiva la maggior parte di ciò che, in una città più o meno grande, è sporco, illegale e dannoso.


    Jack è sconvolto. Sudato, stranito e impaurito come appena risvegliato da un bizzarro sogno. Ha capito che il nonno era solo un illuso. Che cercava una delinquente. Pensando chissàcosa, sperando che se si fossero rincontrati lei, tenera e dolce donna di mezz'età tranquilla e beata, l'avrebbe riabbracciato, ringraziandolo di averla salvata dalle grinfie di quella violenza animal-nazista. Ha capito che Tom non aveva scelta, è stato ucciso perché sapeva, non tanto del passato della figlia di Anja, che ora si chiama Françoise, ma perché si era spinto troppo, cercando di capire se fosse lei chi veramente stava cercando, nel presente della “imprendrice in carriera” che ha costruito castelli e ville sopra le carcasse di cadaveri in decomposizione. Morti per colpa sua. Per colpa della sua violenza animal-imperialista. Ha capito che Tom non aveva speranza di sopravvivere. Avrebbe potuto rivolgersi alla polizia, ai media, a qualsiasi autorità. Ma tutti avrebbero chiuso gli occhi, si sarebbero tappati le orecchie. E gli avrebbero chiuso la bocca.. Con qualche centimetro di scotch.


    Ha capito che c'è, sempre, nella storia dell'umanità, qualcuno che uccide chi non merita di morire. Che c'è sempre qualcuno che sbaglia. E questo lo sapeva. Oggi ha capito che non sbaglia solo e necessariamente solo chi la gente la uccide. E che non è perforza giusto far sopravvivere le persone perché riteniamo che non meritino, non ancora, la morte. Siamo troppo buoni.

    Non è una regola. Ne una teoria.. Ma fa riflettere. E Jack riflette. Ora.

    Sull'impotenza davanti a tutto. L'impotenza che abbiamo difronte a noi stessi.

     Francesca ABC


    Testo presuntuoso e antisemita, da cestinare?
    o? testo "passabile"?
    o grande testo? che scava dentro il nostro essere e dentro il nostro buonismo? 

    July 12

    La Strada di Mezzo



    Questo tempo ha partorito
    gli uomini che ha voluto,
    ti dà se ci stai, ti paga se ci sei;
    ma non ha pietà di chi sa sentire il nulla,
    non ha pietà di chi sa sentire il nulla.

    Saltare da un giorno all'altro,
    saltare con il mio peso di piuma
    dentro di me non cambierà mai:
    io sono di un amore che non mi guarda
    e non ha pietà di chi sa sentire il nulla,
    non ha pietà di chi sa sentire il nulla.

    Soffia un'altra aria ed io resto a sentire
    il bello aspettato,
    il bello che paga,
    io resto a sentire
    le mie piccole voglie, catene di ore,
    la mia strada di mezzo, la trovo e no.

    Sento i miei dieci anni in meno
    e vivo i miei dieci anni di più
    so che domani
    qualcosa di me cercherà ciò che ho lasciato
    e non ha pietà di chi sa sentire il nulla,
    non ha pietà di chi sa sentire il nulla.

    G.Maieron

    July 06

    Un po' e un po'

     

    Così tu
    tu pensavi
    che fosse facile?
    che ti sarebbe piacuto ascoltare tutto?

    Subito.
    Il sole,
    p
    ensavi fosse lì, ad aspettarti?

    Ma dimmi, era quello che ti aspettavi di vedere?
    Sapevi che sarebbe successo?

    Pensavi che lo spettacolo fosse solo un passatempo?
    Creato per il tuo divertimento?
    No

    Se vuoi sapere cosa c'è dietro la vera felicità
    devi farti strada con le unghie
    attraverso la tua maschera.

    July 03

    l'importanza di poter scegliere

     

    I piccoli altoparlandi del mio stereo erano disseminati per tutta la stanza, sul soffitto, sulle pareti, sul pavimento, e cosi, quando ascoltavo la musica disteso sul letto, ero come intrappolato e impigliato dentro l’orchestra. Ora, quello che mi andava di sentire quella sera era il nuovo concerto per violino dell’americano Geoffrey Plautus, suonato da Odysseus Choerilos con la Macon (Georgia) Philarmonic, così lo feci scivolare fuori dalla fila ordinata degli altri dischi e lo misi su e aspettai.

    Poi, fratelli, venne. Oh, estasi, estasi celeste. Giacevo tutto palandrato verso il soffitto, il planetario sulle granfie, fari chiusi, truglio aperto per la beatitudine, snicchiando il Lotto di suoni meravigliosi. Oh, era magnificenza e magnificità fatte carne. I tromboni sgranocchiavano oro rosso sotto il mio letto, e dietro il planetario le trombe fiammeggiarono argento per tre volte, e là vicino alla porta i timpani rotolarono dentro le mie viscere e poi uscirono e si sgretolarono come tuoni di zucchero. Oh, era la meraviglia delle meraviglie! E poi, come un uccello dei più rari che vorticava metalceleste, o come vino d’argento che scorreva dentro una nave spaziale, con la gravità che non aveva più senso, arrivò il violino solista sopra tutti gli altri archi, e quegli archi erano una gabbia di seta intorno al mio letto. Poi il flauto e l’oboe perforarono come vermi di platino la spessa, grossa caramella oro e argento. Ero in piena estasi, fratelli. Pi e emme nella camera accanto avevano ormai imparato a non bussare sul muro per lamentarsi di quello che chiamavano rumore. Gliel’avevo insegnato io. Ora avrebbero preso i sonniferi. O forse, sapendo la gioia che mi dava la musica di flotte, li avevano già presi. Mentre snicchiavo, i fari ben chiusi per chiudere dentro la beatitudine che era meglio di ogni Zio o Dio da sintemesc, avevo delle belle visioni. C’erano deì martini e delle quaglie, giovani e bigi, distesi per terra che chiedevano pietà urlando, e io che gufavo a truglio spalancato e gli maciullavo le biffe con lo stivale. E c’erano delle mammole a brandelli e scriccianti contro il muro e io che m’immergevo come una daga dentro di loro, e infatti quando la musica, che aveva un movimento solo, sali in cima alla sua torre pii alta, allora, disteso li sul letto con i fari serrati e le granfie sotto il planetario, mi frantumai e spruzzai e gridai aaaaaaah per l’estasi di tutto quanto. E così quella bellissima musica scivolò verso la sua fjne luminosa.
    Dopo misi il magnifico Mozart, la Jupiter, e ci furono altre visioni di biffe da essere maciullate e spiaccicate, e dopo quello pensai che mi ci voleva un ultimo disco prima di passare la frontiera, e volevo qualcosa di bigio e forte e molto fermo, così misi J. S. Bach, il Concerto Brandeburghese solo per viole e violoncelli. E, snicchiando con una specie d’estasi diversa da prima, locchiai di nuovo il titolo sul foglio che avevo sciancato quella sera, sembrava tanto tempo fa, in quel cottage chiamato CASA MIA. Riguardava una certa arancia meccanica. E, ascoltando quel J. S. Bach, cominciai a zeccare meglio quello che voleva dire e pensai, continuando a snicchiare la magnificenza bruna del bigio maestro tedesco, che mi sarebbe piaciuto averli festati più forte tutti e due, e averli fatti a pezzi lì sui loro stesso tappeto.



    Anthony Burgess

    July 02

    Elogio Di Wrath

     

    Elogio di Wrath


    Quando sei arrabbiato per qualcosa, il numero di gente che ti chiederà cos'hai è inversamente proporzionale alla voglia che hai di discuterne

        • Corollario:
          l'Elogio di Wrath vale anche se sei triste o irritato.