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5月26日
piedi puliti (deprimente nome dato dai media-popolari) ha creato 1 gran casino...nn solo nel calcio...ormai c sn giornalisti ke accusano altri di esser stati zitti anke se sapevano...ma alla fine k nel mondo del giornalismo (sportivo) poteva nn sapere...!? tutti lo intuivano minimo... xo tutti zitti...cm e solito fare, x difendere i propri interessi (se 1 denuncia 1 fatto riskia d esser "defenestrato"/ucciso (es. Peppino Impastato)) e quindi dv stiam finendo? societa merdosa?!
"Senza calcio si può anche sopravvivere: senza limpida informazione si finisce per diventare una landa d’automi lobotomizzati, gente senza speranza che si racconta storie mai avvenute, oppure storie accadute e mai conosciute. Enrico Mattei, Piazza Fontana, Ustica, Bologna, Ilaria Alpi…che in Italia sia esistito un “Moggi” che non s’occupava di calcio "
5月22日 -TRAINSPOTTING-
Choose life; choose a job; choose a career; choose a family; choose a fucking big television, choose washing machines, cars, compact disk players and electrical tin openers; Choose good health, low cholesterol and dental insurance; choose fixed-interest mortgage repayments; choose a starter home; choose your friends; choose DIY and wondering who the fuck u are on sunday morning; choose sitting on the coach watching mind numbing , spirit-crushing game shows, stuffing junk food into your mouth; choose rotting away at the end of it all, pishing your last in amiserable home nothing more than an embarassement to the selfish, fucked-up brats you spawned to replace yourself; choose your future; choose life. But why would i want to do a thing like that? I chose not to choose life: I chose something else. And the reasons? There are no reasons. Who needs reasons when you've got heroin?
Scegliete la vita; scegliete un lavoro; scegliete una carriera; scegliete un maledetto televisore a schermo gigante; scegliete lavatrici, automobili, lettori CD e apriscatole elettrici; scegliete di sedervi su un divano a spappolarvi il cervello e ad annientarvi lo spirito davanti a un telequiz. E alla fine scegliete di marcire; di tirare le cuoia in un ospizio schifoso, appena un motivo d'imbarazzo per gli idioti viziati ed egoisti che avete figliato per rimpiazzarvi. Scegliete il futuro; scegliete la vita. Ma perché mai dovrei fare una cosa del genere? Ho scelto di non scegliere la vita: scelgo qualcos'altro. Il motivo? Non c'è un motivo. Chi ha bisogno di un motivo quando ha l'eroina? 5月21日 PER LA SERIE :
CAZZATA(fatta) DELLA SETTIMANA:
the winner is:
PHILLL...qndo ha fatto le stelle filanti con la strisciolina di carta termosensibile usata x la prova di fisica"
CAZZATA(detta) DELLA SETTIMANA:
the winners are (premio exequo):
Manelli e Prof.ALDO.
Manelli x aver detto "si dimezza di un quarto"
e il prof xke ha risposto alla domanda di phil ("prof,ha visto ke il governo riskia gia di cadere?!") e lui: "ehh...puntelliamolo!"
Premio IOP DELLA SETTIMANA(cioe premio alla battuta + demenziale oppure la piu complicata da capire):
The winner is Iop: per la battuta "phil hai visto ke ora fanno la fattoria a codroipo?!"
Premio Battuta della settimana:
the winner is: VALE
prof fa "ma se nn ha scritto niente sul quel quaderno oggi"
vale "profff!!ho scritto la data"
Premio Nota della settimana:
the winner is: prof.aldo
sul registro "all'ingresso nel laboratorio mancano 10righe millimetrate",,,io dico ma ke cazz c'entra il nostro registro cn sto fatto?!!!
altri premi?aiutatemi!
secondo: della serie perchè tutti sappiano: WTC 11/09/2001
per gli udinesi appasionati (e non) di bici:
per capire,ricordare,far pensare;
per ora basta...
5月15日 dopo insistente rikiesta ho deciso di parlare della mia vita,:
C'e poko da dire. Soprattuto di questo ultimo periodo. si puo riassumere cosi:
scuola :indifferenza x materie scientifiche, interesse materie classiche.
casa: pomeriggi inutili e all insegna del improduttività, notti di lettura e riflessione.
amici: non è più come è stato x un po', meno scorrazare,meno voglia di mattacchionare, piu voglia di discutere (nn ke si possa fare cn molti, meno male c'e phil)
pensieri: inzio a fare pensieri strani e i miei vekki ideali (sopratutto qll economici) stanno scatafasciando...
ma c'e un però un fattore molto positivo... ;) ...
saluto e ringrazio! 5月12日 eccomi di nuovo...di nuovo un citazione da un libro...mah...nn esprimo più le mie idee, starete pensando...probabile...cioè sul blog ormai creo discussioni x sapere la vostra e pensare la mia...in questo passo tratto da un libro di Miguel Benasayag (è uno psicoanalista, ke ha scritto una sorta di manuale appunto x psicoanalisti ( CONTRO IL NIENTE, abc dell'impegno)) parla della povertà e della richezza analizzando le loro proiezione nella società attuale. E' assai lunghetto e richiede attezione e impegno nella lettura...ma ne vale la pena.buona lettura
La povertà ha sempre posto degli interrogativi all’umanità. Buddha rinunciava alla ricchezza, il cattolicesimo ne fa un’ascesi, Nietzsche detesta questa posizione ma non può ignorarla. L’uomo ha sempre supposto l’esistenza di una verità nella povertà, non ha mai smesso di vedere in lei altro che un dato materiale. La povertà non ha sempre significato miseria, è stata a lungo accompagnata dall’idea che non era bene attaccarsi troppo ai beni materiali. Era un segno che la vita non si riduceva alla lotta di tutti contro tutti, al possesso, un modo di non farsi ingannare. Al di là della sofferenza del povero e dell’arroganza del ricco, l’umanità era sensibile a questo messaggio: non possediamo mai niente, non siamo proprietari delle nostre vite, neppure inquilini, semplicemente occupanti. La decadenza della nostra epoca si misura in questo: malgrado questa storia millenaria, il povero e diventato un semplice fatto sociologico, un dato economico. Possedere qualcosa di raro è una formula magica molto più forte che spogliarsi delle cose. La ricchezza attuale non si limita ai beni che si accumulano, è il possesso di ciò che gli altri non possono avere. Siamo prigionieri di questa stupidità totale: credere di possedere senza renderci conto che siamo posseduti. Qualunque cosa tu possieda, vivrà dopo di te, e tu sarai stato a servizio di ciò che credevi di possedere. La nostra epoca si mostra talmente canaglia che ha fatto diventare la povertà miseria. La dimensione esistenziale è esclusa. Quelli che conoscono delle difficoltà materiali non hanno altri desideri e altre immagini identificatorie che la ricchezza, anche loro desiderano ciò che l’altro possiede; sono poveri nel loro desiderio. Il povero non è più l’altro, è il misero. Non rappresenta più un altro possibile e desidera come tutti godere del modello economico mondiale. La pubblicità, per parte sua, si impegna a far credere all’uomo qualunque che anche lui può possedere una cosa rara. Girare con un’automobile modesta è Come guidare una Rolls, bere Coca Cola ti fa somigliare a Bili Gates… Bisogna ingannare il povero per farlo restare prigioniero di questo desiderio di rarità, perché non faccia della sua esclusione una forza e costruisca altri modi di vita. La disuguaglianza è, peraltro, strutturale. Possedere qualcosa di raro, essere nella fortezza, implica che questo non sia appannaggio di tutti. Dobbiamo uscire da questo desiderio alienato che identifica il carattere desiderabile dell’oggetto alla sua rarità. La visione analitica che vuole che il desiderio sia sempre desiderio di altro, di ciò che non si ha, di ciò che è inaccessibile, è vera soltanto a livello individuale. La questione è sapere che cosa desidera la nostra società, quali orientamenti si dà. Desiderare la rarità conduce alla stagnazione sociale, all’esclusione. Possiamo pensare un desiderio che non sia strutturato dalla rarità, o almeno dalla rarità economica? Ammettiamo pure che la rarità sia indispensabile al desiderio, può essere d’altra natura, d’amore, di creazione. La nostra società può essere orientata da un’altra cosa che la mancanza? Deleuze opponeva il desiderio nato dalla mancanza al desiderio nato da un’autoaffermazione. Il primo è un dispositivo minimo che tutt’al più può spiegare qualche fenomeno individuale. La sua analisi ci lascia in una riflessione sulla strutturazione del desiderio. Sia che pensino che il desiderio sia mimetico, come René Girard, o nato da una mancanza come Lacan, questi filosofi non rispondono alla domanda per noi urgente. Il problema della nostra società non è capire il meccanismo del desiderio ma lottare contro l’unidimensionalità degli oggetti del desiderio, tutti fondati sulla rarità economica. Anche la rarità artistica si è annullata nel suo prezzo. La dittatura dell’economia si esprime senza posa nelle nostre esistenze. Vogliamo fare molte cose ma aspettiamo di avere abbastanza soldi. Il denaro diventa il motore del desiderio. Noi non diciamo: “Desidero questo, riuscirò ad averlo”, ma Quando avrò i soldi, riuscirò ad averlo”. il desiderio ci mette sempre nella situazione di fare in modo di appagarlo. La questione non è quella dei mezzi. Queste formule delineano in realtà due modi di vita molto diversi. Un nano che cerca di prendere un libro in cima a uno scaffale non si chiede come fare a crescere, ma come trovare uno sgabello. Cercare incessantemente i mezzi dell’azione, come se non avessero con essa alcun collegamento, e una delle trappole più temibili che trasforma il desiderio in voglia e ci condanna all’impotenza. La stessa demarcazione separa i punti di vista: o con un punto di vista da nessun luogo mi accontento di augurarmi che il tale mezzo mi sia dato, oppure assumo il mio punto di vista e mi chiedo come realizzare il mio desiderio nella mia situazione. Inoltre, alcuni mezzi non rendono mai possibile niente. Le persone che vincono alla lotteria continuano a fare esattamente come prima, hanno più automobili, più case, ma non desiderano nulla di nuovo.
Tutto nella nostra vita ci mostra tuttavia che possiamo desiderare qualcosa d’altro. Non si tratta di pensare una società che abolisca la proprietà ma di creare nuove dimensioni di esistenza che non siano centrate su di lei, di riconquistare delle dimensioni di libertà e di emancipazione, dei desideri che non siano tutti travolti dal monopolio economico. Posso volere un quadro, indipendentemente dal suo prezzo, dedicarmi a un’attività indipendentemente da ciò che guadagnerò. La nostra società senza indugio ha chiamato privazione un desiderio non economico. Desiderare qualcosa di diverso dal denaro non ha niente a che fare con l’ascesi, che Spinoza definisce giustamente la peggiore delle passioni. Significa desiderare mille altre cose. Non si tratta di rinunciare al predominio dell’economia -bisogna pur vivere- ma di localizzarlo. Le esperienze di creazione, amicizia, solidarietà portano una gioia qualitativamente differente da quella del guadagno. La resistenza concreta sta in questo: spostare l’economia, non farne più il centro delle nostre vite. Questa è la condizione di ogni crescita alternativa. 5月10日
MASSIMO FINI-IL RIBELLE
Volevo saggiarvi di questa descrizione di "ribelle"..
liberi di giudicare...
Comunque, chiarisco mia posizione nei confronti di massimo Fini.: E un gran giornalista, un outsider, un pensatore e certe volte un sognatore...non condivido pero una buona parte dei suoi pensieri... saluto...buona lettura...
p. 211/212: Il Ribelle. Il Ribelle è un uomo che dice NO. A che cosa? Al l’ordine costituito, a credenze, valori, opinioni, regole, comportamenti, comuni alla società nella quale vive, in cui non si identifica e non si riconosce. E nato in un luogo e in un tempo non suoi. E uno spostato, un borderline. Ma non vuole farsi normalizzare, omologare, inglobare. Per questo dice no. Anzi io grida in modo che tutti possano sentirlo. Non si nasconde. Ed è pronto ad assumersi le responsabilità e le conseguenze del suo rifiuto, addebitandole solo ed esclusivamente a se stesso. Il Ribelle paga di persona. Detesta le mezze misure, le morali a metà, le vie traverse, le mediazioni. Ama lo scontro frontale. E un combattente a viso aperto. Non ha quindi nulla a che vedere col cospiratore, che, per rovesciare l’ordine costituito, agisce in segreto e nell’ombra, disposto a tutto, alla frode, all’agguato, all’ assassino e si compiace del proprio cinismo considerandolo la forma suprema dell’intelligenza ed è invece uno sprovveduto, ma pericoloso, narciso che si rimira allo specchio, rabbrividendo di piacere dall’ alluce all‘ ombelico, scambiando il proprio delirio di onnipotenza con la realtà (il che non alleggerisce ma aggrava la sua posizione perché rende i suoi delitti particolarmente gratuiti). Il Ribelle non va confuso nemmeno col rivoluzionario, che a un ordine costituito ne vuole sostituire un altro e che, al fondo, è a sua volta un uomo di ordine e un conformista che ha solo cambiato di segno, perché non esiste se non all’ interno di una “communnis opinio” o, se si preferisce, di un’ideologia condivisa. Il Rjbelle è invece un «chevalier seul». Non si propone obiettivi politici. Vuole solo rimanere se stesso, fedele a una sorta di inconscia promessa che si e fatta da ragazzo. “Difende ciò che egli stesso è”, come scrive Albert Camus ne L’uomo in rivolta . Il Suo ordine morale è del tutto interiore. E la sua personalissima tavola dei valori, il suo nucleo costitutivo al quale non è disposto a rinunciare a nessun costo di fronte alle aggressioni o alle lusinghe dell’ordine costituito, pronto a difenderlo fino alle estreme conseguenze. Il Ribelle è quindi un uomo che dice no . Ma e anche un uomo che dice si. A se stesso. Nella sua solitaria e dolorosa lucidità il Ribelle però sa che, nell’assenza di un Assoluto da cui far discendere una gerarchia frà ciò che è Bene e ciò che è Male, i valori tutti individuati in cui crede e si sforza di onorare, la lealtà, il rispetto della parola data, lo spendersi generosamente, il coraggio, fisico e morale, la dignità, non sono in sé superiori a quelli che disprezza. Come Ivan Karamazov sa, disperatamente sa, che, nel silenzio siderale di Dio, «tutto e assurdo e quindi tutto è permesso». Tuttavia, nonostante ciò non abbia in realtà alcun senso, il Ribelle, per l’orgogliosa percezione che ha di sé, non vuole arrendersi a questo «tutto è permesso». E si comporta quindi come se esistesse un Tribunale superiore che lo giudica. Il suo, Testardamente, cocciutamente, non vuole tradire l’immagine che, a torto o a ragione, si è fatta di sé. Più che etica la sua è una coerenza e una rivolta estetica.
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